Compagno cittadino, fratello partigiano

Mario Faggion, Gino Ferrin, Renato D’Antoni – Manifestazione 1° maggio 1968 a Valdagno
Con queste parole potremmo sintetizzare la militanza di Mario Faggion. Nato nel 1938 a Trissino, manifestò fin dalla più giovane età una profonda passione per la politica. Nel 1958, durante gli anni universitari a Ca’ Foscari, si iscrisse alla sezione Dorsoduro del Pci a Venezia; a garantire per lui — come voleva la consuetudine del tempo, che richiedeva per ogni nuovo iscritto almeno un “garante” che ne comprovasse l’integrità morale e politica — furono lo studente rodigino Alessandro Duse e l’ex partigiano Primo De Lazzari. Nei primi anni sessanta si impegnò nella federazione giovanile comunista di Vicenza, sotto la guida di Piero Zorzin, e nella Valle dell’Agno, ricoprendo la carica di consigliere comunale a Valdagno nella tumultuosa stagione tra il 1964 e il 1970. In quegli anni fu molto attivo proprio nella città laniera, dove diresse la locale Camera del Lavoro e, sempre a livello sindacale, fu tra i fondatori della Cgil scuola assieme a Marcella Vassalli. Dal punto di vista politico si è sempre considerato, per indole e natura, un riformista conciliatore: nel Pci vicentino degli anni sessanta, dominato dalla linea “operaista” dei segretari di allora, Mario mantenne la sua posizione “minoritaria” nonostante lo spirito dei tempi andasse verso la “rivoluzione permanente”. Per lui essere riformista era una prassi e non un vuoto slogan come si usa oggi; significava portare avanti un cambiamento graduale e senza cedimenti. Dopo la parentesi a Valdagno ritornò all’insegnamento scolastico, motivo per cui è stato profondamente amato dalla comunità di Trissino, il suo comune natio, dove fu consigliere comunale tra il 1970 e il 1990.
Nel 1976 entrò nell’Anpi su invito dell’allora presidente Elio Busetto e per cinquant’anni ha curato l’associazione dei partigiani come un giardino fiorente, vigilando su ciò che cresceva, lenendo i dissapori dove necessario e cercando di traghettare l’associazione dall’esperienza diretta dei resistenti alla memoria viva e attiva delle nuove generazioni. Era particolarmente coinvolto nella celebrazione delle commemorazioni, alle quali si sottraeva solo per motivi estremamente seri. Ultimo, ma non meno importante, è stato il suo ruolo nella conservazione dei documenti storici del Pci vicentino: ebbe infatti l’intuizione di dare una forma ben definita a quella mole documentaria già dai primi anni novanta, quando il ricordo del tempo che fu era ancora fresco, permettendogli una notevole precisione nella sistemazione delle carte. Se oggi il patrimonio archivistico della Fondazione Nordera Busetto è salvo, lo dobbiamo interamente a lui.
Alberto Macilotti
Archivista Fondazione Nordera Busetto – Democratici di Sinistra vicentini














